Intervista a: Vito Catalano, nipote di Sciascia

Arianna e Selena Mannella, così è se vi pare,autore, avagliano, credenze, delitti, intervista autore, l’orma del lupo, leonardo sciascia, religione, romanzo, scrittore, sicilia, superstizione, thriller, vito catalanoSpesso essere legati a personaggi famosi, seppure membri della propria famiglia, non è cosa facile perché il paragone nasce spontaneo così come la responsabilità che si sente addosso. Ci chiediamo sovente se i geni buoni, quelli che permettono ai grandi di fare grandi cose, si possano tramandare da padre in figlio, da nonno a nipote ecc. ecco che allora viene da chiedersi se Vito Catalano, il nipote di Sciascia, riesca a reggere bene il confronto con il nonno. Vito esordisce nel 2010 con ‘L’orma del lupo’ edito da Avagliano. Una storia intrisa di noir e suggestioni tipiche della terra siciliana tra superstizione e religiosità che mantengono al loro interno credenze e tradizioni che arrivano a condizionare l’esistenza dell’individuo. Proprio in questo si può fare un’analogia con la scrittura subitanea e attuale che ci si trova a vivere negli scritti di Sciascia. Vito, pur ambientando il romanzo nel ‘600, riesce a raccontare quegli aspetti tipici di una cultura povera ma dignitosa, che tenta di sopravvivere con le difficoltà della vita.

Buongiorno Vito e benvenuto nel nostro blog per parlare della tua esperienza di scrittore…Arianna e Selena Mannella, così è se vi pare,autore, avagliano, credenze, delitti, intervista autore, l’orma del lupo, leonardo sciascia, religione, romanzo, scrittore, sicilia, superstizione, thriller, vito catalano

Avere un parente come Sciascia ha influenzato la tua scrittura?

Quando scrivo cerco di essere chiaro e asciutto, come era Leonardo Sciascia, e credo che abbia avuto un peso vivere in mezzo ai libri della sua biblioteca, respirare l’aria della sua casa.

Il thriller può essere anche tradizione?

Sì, ci si ispira sempre a quello che si vive.

Quali sono gli elementi che ti hanno spinto a creare un’ambientazione così lontana, si parla nel tuo libro della Sicilia della fine del ‘600…

Ho letto che c’era stato un lupo mangiatore d’uomini in Sicilia, alla fine del Seicento, e mi è piaciuta l’idea di costruire un racconto partendo dal fatto storico. Amo moltissimo i classici del romanzo storico e avventuroso, che spesso sono ambientati fra il ’600 e il ’700.

L’uomo che si fa giustizia da sé può essere considerato un killer?

Difficile dare una risposta netta. Il killer comunque, letteralmente, è colui che uccide.

Vivi tra la Polonia e la Sicilia, come coincidono queste due realtà?

In tutti e due i paesi cerco di occuparmi di ciò che mi interessa: i libri, la letteratura, la scrittura, e conoscendo persone che hanno interessi simili ai miei. Sia in Sicilia che in Polonia, poi, riesco a ritrovare una atmosfera familiare, calorosa, umana.

Che cosa ti fa più  paura?

La perdita della libertà e il diventare vittima di una giustizia ingiusta che in molti paesi del mondo (e anche in Italia può capitare: si veda il caso Tortora) azzanna facilmente gente innocente e uomini liberi e intelligenti.

Nel romanzo il medico fa un po’ da “stabilizzante” alla trama, si può definire un personaggio buono?

Credo che il medico si possa definire un personaggio positivo, sì: cerca di ragionare quando molti non lo fanno e ha comunque un’idea di giustizia in un mondo e in un tempo in cui molti non l’hanno.

Quanto incide la superstizione con la paura?

Credo molto, oggi come un tempo.

Stai già lavorando a un altro romanzo?

Ho qualche idea che mi gira in testa, qualcosa probabilmente verrà fuori.

Cosa pensi della letteratura thriller?

Amo scoprire o riscoprire un buon romanzo thriller. Seguo da anni la letteratura poliziesca e mi interessano i classici del genere e anche i nuovi autori. Poi non tutti i romanzi mi piacciono allo stesso modo e ho quindi le mie predilezioni.

Grazie Vito per la tua disponibilità, in bocca al lupo per la tua carriera letteraria.

Grazie a voi per avermi ospitato nel vostro blog.


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