Bambini ribelli e mamme disperate? Ci pensa Adriana Cantisani: l’intervista

Arianna e Selena MannellaPresentarla è quasi del tutto superfluo dal momento che Adriana Cantisani dopo ‘SOS Tata’ (Fox Life, LA7), ‘Adriana, Tino e me’ (Dea Kids) e i suoi insegnamenti della lingua inglese con un metodo che lei stessa ha ideato dal nome ‘English is Fun’, ha ottenuto una popolarità e un apprezzamento sempre maggiore. Tanti i genitori che seguono i consigli di Adriana nell’educare i propri figli, perché non è facile assecondarli nei loro capricci, non è semplice capire il momento giusto per riprenderli e quando invece è il caso di lasciarli fare. È giusto che i nostri figli fin da piccoli abbiano il cellulare? È opportuno lasciarli con i nonni quando entrambi i genitori lavorano? Quanto conta la scarpa alla moda o lo zainetto firmato? Questo e a molto altro ha risposto Adriana che con la sua innegabile disponibilità, solarità e competenza in materia, consiglia quello che è meglio per le famiglie moderne che si devono districare tra figli, carriera, divorzi e tanto altro ancora. Adriana è la ‘Family Coaching’ (termine che nasce proprio per soccorrere i genitori nel loro difficile mestiere di genitore) per eccellenza ecco perché quello che ci dirà sarà utile a molti.

Dichiari che i bambini di oggi non sono diversi da un tempo, eppure sanno usare il computer, si esprimono come i grandi…

“Diciamo che ragionano sempre da bambini ma utilizzano strumenti che non sono da bambino… anche se la loro indole rimane quella della marachella. Il bambino di oggi non sa fare per esempio il punto croce, mentre una volta lo faceva… il suo ragionamento però è sempre quello. Di diverso c’è che oggi gli strumenti che utilizza possono essere pericolosi.”

Come per esempio i cellulari?

“Non sono contraria al progresso ma penso che l’età giusta per utilizzare il cellulare sia quando il bambino inizia a muoversi da solo, ovvero intorno ai 9 – 14 anni!”

Alcuni considerano fuori luogo dare a un bambino il cellulare, non è così allora?

“Un pochino sì, ma il bambino non ha bisogno di i-Phone e di collegarsi a internet ma è importante dal momento che non ci sono più le cabine telefoniche… quando ero piccola andavo con dieci cent nella scarpa per telefonare in caso di bisogno e mi venivano certe vesciche… ma andava bene così, ripeto, è inutile un telefono complesso e non va bene che si colleghi a internet, anche se lo stesso può essere costruttivo se utilizzato con un genitore al fianco.”

Abbiamo visto tante trasmissione con protagonisti i bambini. Ritieni sia giusto che entrino nel mondo dello spettacolo così presto?Arianna e Selena Mannella

“E’ un bell’argomento, sono dell’idea che un bambino deve giocare e andare a scuola. È importante anche socializzare con gli altri, chi sta su un set tutto il giorno non lo può fare con bambini della sua età.”

Quindi fai una distinzione tra un impegno cinematografico e uno televisivo?

“Si, perché in America va di moda avere un insegnante privato che segua il bambino durante la giornata quando è sul set. Non so bene invece come funzioni il settore televisivo ma rimane il fatto che si tratta pur sempre di un lavoro per il bambino quello di prepararsi ad uno show, è una cosa della legge italiana che non capisco. Vedo ballare dei bambini con lo smoking e sembrano adulti, è una brutta sensazione, cantano canzoni da grandi, interpretano il brano da adulto… e non mi piace l’idea in sé della gara.”

Quando un bambino fa i capricci in maniera evidente in mezzo ad altra gente, come fare a gestirlo? Spesso si vedono ceffoni e urla senza controllo…

“Con un bel respiro… tutti i bambini lo faranno prima o poi. Il bambino non lo fa per darti fastidio ma per farti capire qualcosa, è un suo limite di comunicazione. Intendo per capricci quelle manifestazioni fino ai 3 anni. Dai 6 anni in poi forse quel bambino ha qualcosa che non va (ride) non dico che è pazzo ma che avverte un disagio emotivo.”

Come fare ad assecondare i bisogni di un figlio senza per questo cadere nella trappola del vizio?

“E’ vero, non è facile, ma considerate che avere l’ultima scarpa alla moda e l’ultimo giocattolo non è un bisogno reale, perché non necessario… mentre il vero bisogno va sempre rispettato.”

Come dire no e cosa invece scegliere di dare…

“Dipende da tanti fattori, è un po’ come viviamo le nostre vite da adulti. Se io mamma non scelgo il maglione giallo perché non va di moda, il bambino cresce in quel modo… si deve dare dei limiti economici quando ci sono in famiglia, deve imparare a conviverci, sta nel genitore capire quando è giusto dare, poi l’età dell’omologazione è nell’adolescenza ed è normale che a quel punto il bambino faccia parte del branco, sempre ovviamente che non vada a toccare i nostri valori morali e di portafoglio. Bisogna dare alle cose un loro valore. Quando è uscita la moda dei pantaloni calati sul fondoschiena per esempio, andavo fuori di testa perché i miei figli li volevano portare così. Glieli facevo tirare su… ma so che girato l’angolo li facevano di nuovo scendere. Più ti opponi, più loro lo fanno. Io a 17 anni ero dark! Portavo le spille da balia alle orecchie, la gonna di pelle, l’eye liner sugli occhi e mi sono ascoltata tutti i dischi dei Cure… poi sono cresciuta e sono cambiata… bisogna osservare i ragazzi perché non è il loro aspetto ad essere importante ma quello che hanno dentro.”

Qualcuno però non va oltre l’aspetto…

“E’ vero… non tutti hanno la possibilità di farsi ascoltare e accettare per quello che sono…”

In America si sorvola su certe stravaganze?

“Manco da tanto tempo, ma sono diventata donna negli anni ’80, la chiamo nella ‘big era’… il periodo delle frange assurde, delle spalline oscene (ride). All’epoca si guardava all’apparenza ma dal periodo dell’adolescenza si cresce e anche chi ha i capelli verdi se al terzo colloquio di lavoro è snobbato, magari capisce che il colore verde va bene solo per una festa.”

Ci sono donne nate per essere madri?

“No, non penso che tutte nascano per essere madre… la donna non è materna per natura. Ci sono persone che desiderano avere figli, chi non vuole non si deve imporre di essere madre a tutti i costi.”

E’ difficile crescere equilibrati in una famiglia di separati?

“Certo… l’ideale sarebbe avere una figura materna e paterna che si amano. Non per questo bisogna escludere altre realtà… non si smette mai di essere genitori e si deve mettere da parte l’ostico tra la coppia per il bene dei figli. Penso anche a quelle realtà in cui un genitore viene a mancare per un incidente, è importante che un bambino abbia entrambi i riferimenti anche se si tratta di un genitore acquisito o di una coppia omosessuale.”

Oggi le donne lavorano e lasciano i bambini con i nonni, è un comportamento corretto al fine dell’educazione del bambino?

“Non deve essere demonizzato il fatto che i nostri figli passino del tempo con i nonni, infondo loro ci hanno cresciuto e qualcosa di giusto lo hanno pur fatto (ride). È anche vero che se la nonna piazza davanti alla tv il bambino non va bene… ma abolire a priori l’idea dei nonni è brutto!”

Che importanza ha la lettura nel mondo dei piccoli?

“Molta…”

Quale la favola che non passa mai di moda?

“Non sono una grande esperta di favole. A me piaceva quella che raccontava di un ragazzo scemotto con una madre povera. Lui non ne combinava mai una buona, però alla fine riesce a far ridere una ragazza malata che non rideva mai e la rende felice con la sua goffaggine. Non passa mai di moda la favola, c’è sempre il buono e il cattivo, il bene e il male. Le favole oggi si sono ammorbidite, una volta abbandonavano i figli nel bosco perché i genitori non avevano cibo, ora si perdono semplicemente.”

E’ giusto che un bambino colga fin da giovanissimo i due aspetti della vita, il bene e il male?

“E’ giusto far capire al bambino che ci sono le dualità. È giusto che non pensi che sia tutto bianco o nero. Altro aspetto importante delle favole è abituare il bambino al suono della lingua.”

In una intervista hai dichiarato che se il bambino conosce due lingue, è più facile per lui esprimere anche la rabbia…

“Il vantaggio di essere bilingue non vuol dire che le cento parole che sai in una lingua sono le stesse in un’altra… il plus per chi sa due lingue è capire che c’è un altro modo per esprimersi.”

Arianna e Selena MannellaCome sta Tino?

“Sta benissimo… è in pigiama perché a Bologna sta quasi per nevicare… è sotto alle coperte…”

Ti manca l’America?

“Sì… sono tornata due anni fa dopo venti di assenza. Anche se devo dire che ora sento l’Italia casa mia. Anche i miei genitori sono qui… gli amici mi mancano, ma grazie anche a Skype siamo più vicini. Pur essendo terribile come dicono, è anche utile questo internet. Quando sono tornata temevo di rivedere le amiche per paura di esserne delusa… era passato tanto tempo ed eravamo oramai persone diverse, ma è andata molto molto molto bene. Perché ho trovato delle persone che in sostanza non erano cambiate. Ho trovato l’affetto e ho capito che nonostante avessimo fatto scelte e vite diverse, erano persone che mi volevano veramente bene.”

Non ti stanca mai dare consigli?

“No. Mi dispiace quando la mia presenza mette a disagio. Ho trovato una volta una signora al supermercato con tre bambini molto vivaci che non riusciva a tenere a bada. Accortasi di avermi dietro si è dispiaciuta della scena propostami dai figli… le ho detto di stare tranquilla e che non me ne importava niente, anche se do consigli sono pur sempre una mamma e ho le mie debolezze.”

Cosa salveresti da un incendio?

“A parte la mia famiglia e il gattone… rischierei per lui… di materiale penso niente. Sono una che fa anche poche foto… perché sto bene e sono felice, mi basta vivere il presente. Anche se mia madre mi dice che un giorno me ne pentirò. Quello che mi emoziona di più è la musica rispetto alle fotografie. Quando sento un brano arrivo a commuovermi. Ricordo addirittura dov’ero la prima volta che l’ho sentito… avete presente la classica domanda per cui ci si chiede se sia meglio diventare sordi o ciechi? Bè io risponderei ciechi, al contrario di molti perché se non sento, come faccio a sapere cosa pensano le persone?”

Una cosa che non ti chiedono mai e che vorresti dire?

“Forse è una cosa un po’ sciocca ma magari dirlo mi porterà fortuna…”

Siamo tutte orecchi…

“Mi piacerebbe scrivere un romanzo! Avrei voluto sempre farlo… l’ho iniziato dieci anni fa e ne ho scritto solo sei capitoli…”

Allora ti consigliamo di finirlo!

“Sarà sicuramente pubblicato postumo (ride).”

Siamo sicure che sarebbe un successo, le persone ti stimano molto…

“Chi lo sa… se accadrà ve ne mando una copia con dedica!”

Grazie con molto piacere! Ora cosa farai?Arianna e Selena Mannella

“In primavera credo che continuerà ‘Adriana Tino e Me’, lo spettacolo dedicato ai bambini in onda su Dea Kids… e poi uscirà un nuovo libro con i miei consigli!”

Bene! E’ stato un piacere incontrarti… ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato, salutaci Tino mi raccomando…

“Sarà fatto! Grazie a voi!”

Nell’attesa del nuovo libro potrete leggere “Tata Help!”, edito da Rizzoli, in cui Adriana risponde a diverse domande che i genitori si pongono quando decidono di avvicinare i bambini ad una lingua straniera.


Un Commento:

  1. Grazie Adriana, i tuoi consigli sono davvero utili per noi mamme sempre troppo prese da mille incombenze!

Add Comment Register



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Current day month ye@r *